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Aprire un Ecommerce oggi: il caso della Gioielleria Barbazza

Dopo i 2 anni di Lockdown sono più numerosi i piccoli imprenditori che decidono di dedicare parte del loro tempo, delle loro risorse e delle loro energie per aprire un canale di vendita online.


Puntualmente, quando ci fanno la richiesta specifica di ideare e realizzare un ecommerce, la nostra prima e più pronta risposta è negativa.

Abbiamo qualcosa contro l’eccomerce? Assolutamente no! Quindi perché rispondere sempre in modo negativo?

Ve lo racconto (e motivo) subito


cellulare, pc, tastiera
Aprire un ecommerce. Approfondimento by Nekoi Agency

E-commerce: i rischi nascosti

Questo post non vuole dare informazioni approfondite su come funziona e sui motivi per i quali sarebbe opportuno aprire un ecommerce. Di questo potremo parlare in altri post più specifici.


Questo post vuole invece mettere in guardia il piccolo imprenditore dai rischi nascosti nell’attivazione della vendita online.

Il più delle volte le motivazioni per aprire un Ecommerce sono da ricondurre alla voglia (o alla necessità) di conquistare parte di un nuovo mercato e di nuovi clienti, soprattutto dopo che l’avvento del Covid, in un solo mese, ha creato solo in Italia più di 1.4 milioni di nuovi consumatori digitali.

Durante il Lockdown molti imprenditori hanno vissuto, purtroppo, momenti davvero drammatici superati, il più delle volte, molto meglio da chi aveva già un canale di vendita online.


In questo periodo il gap tra competenza digitale come consumatori e competenze digitali come imprenditori si è ristretto di molto, facendo comprendere ai più le opportunità che il web offre e trasformando, quello che fino a pochi mesi prima era visto come la fine di tutte le attività, in una semi panacea di tutti i mali.


Nella maggior parte dei casi però, si è rimasti abbagliati da un facile e veloce guadagno che non trova riscontro nella realtà perché si omettono inconsapevolmente altri aspetti che separano in modo molto marcato un ecommerce di successo da un demoralizzante fallimento.


Ecco perché, alla prima richiesta rispondiamo negativamente: preferiamo parlare con il cliente, capire le sue aspettative, comprendere la consapevolezza delle difficoltà che accompagnano un negozio digitale e spiegandone i lati meno palesi della sua gestione.

E molte volte, la soluzione è un’ottima via di mezzo, come nel caso della Gioielleria Barbazza.


Stefano Barbazza, titolare della gioielleria, aveva già provato in passato a realizzare un ecommerce ma i risultati non erano arrivati. Era riuscito a fare qualche buona vendita tramite portali di settore ma niente più.


Quando ci ha palesato l’interesse ad un nuovo tentativo abbiamo cercato in primo luogo di capire se sarebbe stato in grado di occuparsi del caricamento iniziale dei prodotti: foto, descrizioni, prezzo, peso per la spedizione, codici di riconoscimento, ecc Poi abbiamo valutato l’operatività quotidiana fatta di richieste di informazioni da parte dei clienti e aggiornamenti al catalogo. Fino a qua nessun grosso problema. Tra Stefano e la sua assistente sarebbero riusciti tranquillamente a svolgere queste attività e del resto era già qualcosa che a grandi linee stavano facendo sul proprio sito e sui social.


La parte critica è emersa nel momento in cui ci siamo dovuti confrontare con l’Ecommerce vero e proprio: si parla di Ecommerce quando c’è una transazione ecoconomica online e questo momento è la vera svolta nei rapporti con i clienti.

Quando un cliente acquista online, oltre a tutta la parte precedente, si mettono in moto una serie di meccanismi non comuni, ad esempio, alle richieste di spedizione di un articolo fatta tramite un social.

Aver pagato significa che l’articolo deve essere disponibile, che la spedizione va fatta entro tempi molto brevi, che l’imballaggio deve essere perfetto onde evitare danneggiamenti, che si potrebbe andare incontro a una richiesta di cambio articolo, un reso e il conseguente rimborso.

E non si può sbagliare perché il cliente ha già tirato fuori i soldi dal portafoglio ed è molto meno comprensivo su tutti gli aspetti che possono influire negativamente sulla esperienza d’acquisto Qual è la soluzione allora? Con Stefano abbiamo realizzato un sito strutturato come un ecommerce ma senza la possibilità di pagare online. I clienti possono vedere tutte le informazioni dei suoi prodotti tramite un catalogo molto chiaro e ricco di informazioni e contattarlo se desiderano ulteriori chiarimenti.

Possono dialogare tramite uno dei tanti canali messi a disposizione, chat, form, whatsapp, email, e solo quando ritengono di essere pronti all’acquisto possono farlo con sistemi alternativi quali paypal o bonifico.


Questa soluzione ha accontentato tutti: i clienti che possono rendersi conto di tutti i bellissimi oggetti presenti in gioielleria e Stefano ha il tempo per aggiornare il suo sito ma anche continuare a gestire il suo negozio fisico.

E, fattore non da poco, ha realizzato una soluzione che gli ha permesso anche di risparmiare qualcosa rispetto ad aprire subito un ecommerce.


Conclusioni

La soluzione proposta e realizzata da Stefano è una soluzione intermedia che si adatta perfettamente alle sue esigenze attuali.

L’ecommerce rimane comunque lo step successivo, al quale non siamo contrari ma che preferiamo suggerire nel momento in cui il nostro cliente ha le idee molto chiare rispetto a tutti i pro, ma anche ai contro, che questo comporta.

Anche Stefano, nel momento in cui si sentirà più sicuro e avrà già esperienza nella gestione di un negozio fisico contestualmente a quello digitale, potrà passare a un sito più strutturalmente evoluto.


Se hai intenzione di aprire un ecommerce ma hai bisogno di confrontarti per capire se è realmente la soluzione più adatta alle tue necessità attuali, contattaci.





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